Il rischio principale che corrono gli adulti è quello di sottovalutare il fenomeno e le sue conseguenze, non dando la dovuta attenzione agli episodi di prevaricazione: il bullismo è spesso la punta di un iceberg che nasconde un mondo sommerso fatto di umiliazioni, derisioni, esclusioni, ricatti o prevaricazioni dal punto di vista fisico. A questo si aggiunge la difficoltà, da parte di chi è coinvolto direttamente, di parlarne con adulti di riferimento, proprio per il vissuto fortemente doloroso che nasconde.
I genitori possono essere sorpresi nello scoprire che il proprio figlio attua comportamenti aggressivi nei confronti di altri bambini, o non sanno come gestire il problema nel caso in cui il figlio sia vittima di prepotenze.
Gli insegnanti, a loro volta, non sempre riescono a cogliere i segnali di disagio o a
riconoscere gli episodi di bullismo che per altro avvengono per lo più in assenza di adulti.
Ne consegue che la vittima non trova aiuto e il bullo agisce indisturbato. Il mancato intervento di un adulto può essere visto come una forma di approvazione per il suo comportamento.
Allora cosa fare? |
- Riconoscere il problema, adottando linee di condotta comuni con le figure adulte del contesto in cui si verificano le prepotenze (scuola, oratorio, ambito sportivo…)
- Dare ascolto al bambino/ ragazzo in un clima di comprensione (attenzione alle paure e ai sentimenti) e non di giudizio
- Non prendere posizioni estreme di accusa o di difesa nei confronti del bambino/ ragazzo
- Non colludere con una logica di omertà
- Coinvolgere i bambini/ ragazzi nella ricerca di soluzione al problema, valorizzandoli come agenti di cambiamento
- Confrontarsi con altri genitori coinvolti nel problema
- Educare alla prosocialità
- Rafforzare autostima e autonomia di bambini e ragazzi
- Chiedere un confronto ad un operatore esperto presente sul territorio |