Carte e convenzioni


La carta di Milano (2016)

Siglata l’8 febbraio 2016, a chiusura del convegno promosso da Telefono Azzurro nell’ambito del Safer Internet Day con le principali aziende coinvolte nel business dell’Information and Communication Technologyla Carta di Milano propone una serie di raccomandazioni che impegnano le aziende alla collaborazione e all’attenzione per lo sviluppo di un Internet a misura di bambini e di adolescenti.  

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Carte e convenzioni


La carta di Roma (2016)

Sottoscritta al termine delle giornate di lavoro del Safer Internet Day 2016 e promossa da Telefono Azzurro, la Carta di Roma costituisce il primo documento di intenti che coinvolge diversi stakeholders - Istituzioni, decisori politici, aziende, non profit - in un impegno comune alla collaborazione continua e proattiva per lo sviluppo di un Internet a misura di bambino e di adolescente.  
La Carta indica delle raccomandazioni mirate per ogni stakeholders. 

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Carte e convenzioni


La carta di Modena (1998)

Si parla con enfasi eccessiva, e quindi un po’ sospetta, di diritti dell'infanzia e dell’adolescenza mentre risulta poi troppo poco quello che viene fatto per facilitarne e garantirne l’esercizio e la pratica. Per questo motivo abbiamo deciso di redigere, attraverso un ampio confronto corale con tutte quelle figure professionali (educatori, insegnanti, medici pediatri, magistrati ecc.) che sono in contatto diretto con il mondo dei bambini e degli adolescenti, una Carta delle Azioni concreta, quotidiana, cui affidare la pratica dei diritti.

 
Due importanti avvertenze: 
  • le azioni proposte non esauriscono tutto ciò che si può e si deve fare;
  • le azioni hanno una loro provvisorietà storica: hanno, cioè, una funzione e un significato soltanto rispetto all’attuale contesto istituzionale sociale.
 
Dunque è l’esperienza che deve mettere in discussione queste azioni, farle evolvere, fortificare, cambiare…
Siamo molto interessati e disponibili a ogni confronto rispetto a quanto sarà proposto o aggiunto a questa Carta.
 
Mario Benozzo, Assessore alla Scuola - Comune di Modena
 
Prof. Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro
 
 

La "carta delle azioni" dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza

Indicazioni e suggerimenti per la loro attuazione pratica
 
Il diritto all’ascolto rappresenta il punto centrale nell’ambito dei diritti dei bambini e degli adolescenti, rispetto al quale altri diritti e azioni possono poi essere pensati e declinati in riferimento a specifiche dimensioni della vita sociale.
Il diritto all’ascolto si configura come un diritto attivo: perché implica di considerare bambini e adolescenti come interlocutori legittimi del processo di cittadinanza e comporta una pratica attiva e competente dell’ascolto da parte degli adulti.
 
Nell’essere ascoltati, infatti, bambini e adolescenti riconoscono gli adulti come presenza e se stessi come soggetti ‘interessanti’.
 
Anche il diritto alla salute, pensato e praticato a partire dai bambini e dai ragazzi, pone problemi e questioni che vanno dai temi più generali (il consenso informato, la prevenzione del dolore e della paura attraverso la conoscenza ecc.) ad aspetti più specifici.
 
Ci sono alcune importanti peculiarità che dovrebbero caratterizzare i servizi per la salute: 
  • la pediatria deve mantenere e rafforzare il proprio ruolo centrale, preventivo e terapeutico, di intervento coordinato tra ospedale e territorio;
  • i reparti di ostetricia, neonatologia e neuropsichiatria infantile devono continuare e migliorare le metodologie di assistenza sia nella fase del parto che in quella della cura prenatale, connatale e postnatale con particolare attenzione agli eventi che modificano la naturalità del parto e in stretta connessione fra ospedale e territorio;
  • si deve realizzare una piena e fattiva integrazione degli interventi sul rischio psicologico dell’adolescente gestiti contemporaneamente a diverso titolo, con diverse premesse e con diverse tecniche da consultori familiari, neuropsichiatri infantili, psicologi, servizi sociali, SERT e servizi di salute mentale;
 
Considerando l’ospedale come uno degli spazi di tutela della salute, gli obiettivi prioritari da perseguire sono: facilitare il più possibile il contatto fisico con la madre fin dalla nascita ed evitare lo sradicamento del bambino o dell’adolescente dal proprio contesto sociale e culturale.
 
Le azioni da attuare sono le seguenti:
  • riconoscere il diritto all’istruzione (garantire la presenza di insegnanti per la scolarizzazione dei bambini ricoverati in età di frequenza della scuola dell’obbligo);
  • riconoscere il diritto al gioco (centro gioco o ludoteca all’interno dei reparti ospedalieri di Pediatria);
  • creare spazi idonei nelle camere dei bambini per permettere la presenza dei genitori anche durante la notte e scegliere arredi che consentano anche una climatizzazione affettiva del bambino;
  • i reparti di pediatria devono essere flessibili in relazione alle diverse fasce di età e alle patologie;
  • formare e inserire mediatrici/ori culturali nei reparti ospedalieri di Pediatria, per facilitare il rapporto tra le istituzioni sanitarie e le famiglie di bambini immigrati;
  • elaborare progetti in raccordo col territorio (scuole, circoscrizioni ecc.) per fare conoscere l’ospedale;
  • utilizzare un linguaggio accessibile ai bambini;
  • informare i bambini, sui percorsi diagnostici e terapeutici ricorrendo a una dimensione ludico-narrativa che consenta loro di rielaborare la situazione come esperienza di gioco (la TAC come "avventura spaziale", l’associazione di un personaggio fantastico a eventi di cura, familiare ai bambini ecc.);
  • favorire la partecipazione attiva degli adolescenti nei percorsi di cura.(consenso informato). 
 
L’attuazione concreta dei diritti implica l’esigenza di identificare figure o strutture che rappresentino un riferimento visibile e autorevole per bambine e bambini, ragazze e ragazzi impossibilitati o incapaci di esercitare direttamente i propri diritti. Questa figura si occuperà di promuovere e diffondere la conoscenza dei diritti di bambini e adolescenti e di intervenire direttamente qualora questi venissero ignorati o violati.
Il Diritto alla riservatezza è, anche, il diritto al silenzio che va garantito a bambini e adolescenti che vivono situazioni drammatiche e dolorose (maltrattamenti, abusi, violenze ecc.).
 
In questi casi occorre da un lato evitare letture affrettate e superficiali da parte dei mass media, che rischiano di banalizzare o amplificare eventi drammatici e, dall’altro, il ripetersi di inutili e traumatiche audizioni di bambini in casi giudiziari di abusi e maltrattamenti.
 
Andrebbe sempre garantita la disponibilità di differenti sfumature di ascolto: dalla consultazione, all’interpretazione, alla conoscenza, attraverso la creazione di un team di esperti che rispondano al diritto del bambino di essere ascoltato in modo professionale, competente e riservato.
 
Per facilitare l’esercizio dei diritti si potrebbe:
  • istituire a livello comunale o sovracomunale un gruppo di consulenza alla figura del garante dei diritti dell’infanzia di prossima auspicabile istituzione. Il gruppo dovrà essere formato da soggetti con diverse esperienze e competenze per progettare e promuovere attività e interventi e per vigilare sull’effettiva applicazione dei diritti di bambini e adolescenti nei diversi ambienti;
  • creare un tavolo di confronto per favorire l’incontro e la condivisione di informazioni tra tutte le figure professionali e sociali che si occupano di infanzia e adolescenza per concordare strategie e percorsi integrati. 
  • Il diritto alla presenza. Bambini e ragazzi hanno l’esigenza di essere una presenza concreta in tutti gli ambiti di decisione e in ogni spazio sociale, pubblico o privato che sia.
 
Alcune tra le azioni realizzabili:
  • istituire forme aggregate, dispositivi istituzionali e strumenti che garantiscano la presenza del punto di vista dell’infanzia e dell’adolescenza e la loro partecipazione alle decisioni in materia di sanità, educazione, tempo libero, mobilità e organizzazione urbana;
  • costruire un progetto di utilizzo dei mass media da parte di bambini e ragazzi per una comunicazione su diversi livelli ma idonea e positiva rispetto alle loro esigenze;
  • realizzare comunità diurne per i minori a rischio;
  • avviare progetti di distaccamento diurno di minorenni detenuti tramite convenzioni con associazioni di volontariato;
  • formare una rete di famiglie per l’accoglienza di bambini e ragazzi in difficoltà attraverso l’affidamento;
  • promuovere azioni tese a evitare l’accattonaggio dei bambini. 
 
Diritto al tempo e agli spazi.
Tempo e spazio sono strettamente correlati: è lo spazio con la sua organizzazione, la sua possibilità di accoglienza, permanenza e uso, che da qualità al tempo e permette ai soggetti umani di attribuirgli significati e senso. Senza gli spazi il tempo rischia di essere una dimensione astratta.
 
Esistono alcune avvertenze e obiettivi che occorre tenere presente:
  • ogni bambino ha un proprio tempo e propri ritmi. E’ dunque necessario praticare la lentezza e l’attesa evitando però ogni pigrizia;
  • in ambito educativo non bisogna confondere i "tempi attesi" dagli adulti, magari uguali per tutti, con i tempi individuali di bambini e ragazzi;
  • mettere nel proprio calendario mentale di educatore il tempo da dedicare alle parole di bambini e adolescenti, alle loro domande e non aspettarsi solo risposte alle nostre domande;
  • favorire la convivenza all’interno degli stessi spazi - fisici e mentali - di adulti e bambini, evitando gabbie che limitano l’espressione;
  • promuovere la presenza di bambini e adolescenti nella progettazione degli spazi urbani e non solo quelli destinati prevalentemente a loro;
  • controllare e limitare la proliferazione di contenitori del tempo e delle attività di bambini e ragazzi organizzati dagli adulti e funzionali più alla scansione e alla strutturazione del tempo degli adulti stessi che ai desideri e alle esigenze dei bambini di fare esperienze insieme;
  • fare in modo che le scuole - dove l’infanzia trascorre una parte significativa del proprio tempo - siano ambienti che promuovano benessere fisico, cognitivo e relazionale e facilitino l’appropriazione e l’identificazione affettiva di bambini e adolescenti.
 
Le azioni proponibili sono le seguenti:
  • creare spazi gioco e spazi aggregativi nei centri storici (ludoteche, aree per il libero gioco e per l’incontro) coinvolgendo nella loro progettazione bambini e ragazzi e assicurando che non ci siano barriere architettoniche;
  • attivare ludoteche di quartiere per i bambini residenti;
  • organizzare centri ricreativi con una biblioteca interculturale. 
  • Il diritto all’apprendimento e all’educazione deve intendersi non tanto come diritto alla registrazione e ripetizione di conoscenze predeterminate o preesistenti ma come sperimentazione ed esperienza di sé nei percorsi - sempre differenti nei ritmi e nelle modalità - di faticosa e curiosa esplorazione del mondo e del sapere.
 
Le azioni proposte sono le seguenti:
  • organizzare servizi educativi per la crescita sociale, relazionale e cognitiva di bambine e bambini fin dalla primissima infanzia e a sostegno dell’esercizio della genitorialità (nidi, scuole dell’infanzia, centri gioco, punti di incontro genitori/bambini/educatore, centri per le famiglie);
  • preparare - a scuola e in città - contesti di comunicazione, manifestazione, espressione per bambini e ragazzi (ludoteche nei quartieri facilmente raggiungibili dai bambini anche autonomamente);
  • qualificare la formazione degli operatori in modo che sappiano coinvolgere la famiglia considerata come risorsa, sostenendone la funzione educativa;
  • formare gli insegnanti alle competenze relazionali e alla comprensione e all’uso dei linguaggi non verbali per esercitare l’ascolto e il dialogo con soggetti handicappati;
  • attenuare, nei primi livelli dell’istruzione, la didattica della prestazione a vantaggio di quella dei processi creativi e della cooperazione;
  • rafforzare nei genitori la fiducia di essere attori competenti dei propri progetti educativi;
  • moltiplicare i momenti di partecipazione dei genitori al progetto educativo messo a disposizione dai servizi;
  • mettere a disposizione dei genitori in ogni scuola (a partire dalla scuola materna fino alla scuola media di primo e secondo grado) un aula per i loro incontri;
  • fare della scuola uno spazio reale di comunicazione tra i diversi attori dell’educazione;
  • dotare ogni istituto scolastico di un mediatore culturale/linguistico adeguatamente formato per sostenere l’integrazione di alunni stranieri e per evitare uno sradicamento totale dalla loro cultura di origine. 
 

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La Convenzione ONU (1989)

 

La Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia

La Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia è stata approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 a New York; la data coincide con un duplice anniversario: la dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (1789) e la Dichiarazione dei Diritti del Bambino (1959).
Essa rappresenta il più importante tra gli strumenti per la tutela dei diritti dei bambini.
La Convenzione non si limita ad una dichiarazione di principi generali ma, se ratificata, rappresenta un vero e proprio vincolo giuridico per gli Stati contraenti che devono uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione per far sì che i diritti e le libertà in essa proclamati siano resi effettivi.
La Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia è stata ratificata da 191 Paesi, tra i quali l'Italia con la legge n.176 del 27 maggio 1991.
 
 

Rapporto Supplementare alla Convenzione sui diritti dell'infanzia di Telefono Azzurro 

La Convenzione sui diritti dell'infanzia prima che un codice di diritti costituisce un vero e proprio programma che impegna gli Stati a costruire un sistema globale di protezione e sviluppo. Proprio al fine di vigilare sullo stato di attuazione della Convenzione nei paesi che hanno scelto di ratificarla è stato istituito un "Comitato per i diritti dell'infanzia", noto anche come Comitato dei Dieci, che ha l'importante compito di controllare questo processo di cambiamento, sollecitare gli Stati ad illustrare le sytrategie attuate ed i provvedimenti adottati per modificare le proprie leggi nazionali, per formulare politiche adeguate e per attuarle ed ogni cinque anni sottoporre il proprio operato al controllo del comitato stesso.
 
Il Comitato raccoglie, oltre alla documentazione presentata dai governi, anche le osservazioni fornite dalle organizzazioni non governative, che possono presentare rapporti alternativi rispetto a quelli ufficiali. Telefono Azzurro ha presentato il primo rapporto supplementare nel 1995 in concomitanza con il primo rapporto del Governo italiano.
 
Nel gennaio 2003 il governo italiano è stato chiamato a presentare il secondo rapporto ed anche in quest'occasione Telefono Azzurro ha presentato a Ginevra un documento contenente le riflessioni e le sollecitazioni della nostra associazione sullo stato di attuazione nel nostro Paese dei principi della Convenzione di New York del 1989.
 

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La carta di Treviso (1995)

FNSI e Ordine dei giornalisti, al termine del convegno nazionale di studi organizzato a Treviso in collaborazione con Telefono Azzurro sul tema "Da bambino a notizia - I giornalisti per una cultura dell'infanzia" propongono la seguente carta d'intenti:

I giornalisti italiani nella convinzione che l' informazione debba ispirarsi e rispettare i principi e i valori su cui si radica la nostra Carta Costituzionale ed in particolare:
il riconoscimento che valore supremo dell' esperienza statuale e comunitaria e la persona umana con i suoi inviolabili diritti che devono essere non solo garantiti ma anche sviluppati, aiutando ogni essere umano a superare quelle condizioni negative che impediscono di fatto il pieno esplicarsi della propria personalità;
l' impegno di tutta la Repubblica, nelle sue varie articolazioni istituzionali e comunitarie, di proteggere l' infanzia e la gioventù per attuare il diritto all' educazione ed un' adeguata crescita umana nonché i principi ribaditi nella Convenzione O.N.U. del 1989 sui diritti del bambino e in particolare:
 
  • che il bambino deve crescere in un' atmosfera di comprensione e che "per le sue necessità di sviluppo fisico e mentale ha bisogno di particolari cure e assistenza";
  • che in tutte le azioni riguardanti i bambini deve costituire oggetto di primaria considerazione "il maggiore interesse del bambino" e che perciò tutti gli altri interessi devono essere a questo sacrificati;
  • che nessun bambino dovrà essere sottoposto a interferenze arbitrarie o illegali nella sua "privacy" nè ad illeciti attentati al suo onore e alla sua reputazione;
  • che lo Stato deve incoraggiare lo sviluppo di appropriati codici di condotta affinché il bambino sia protetto da informazioni e materiali dannosi al suo benessere;
  • che gli stati devono prendere appropriate misure legislative, amministrative, sociali ed educative per proteggere i bambini da qualsiasi forma di violenza, danno, abuso anche mentale, sfruttamento.
 
Consapevoli che il fondamentale diritto all' informazione può trovare dei limiti quando venga in conflitto con diritti fondamentali delle persone meritevoli di una tutela privilegiata e che, fermo restando il diritto di cronaca in ordine ai fatti, va ricercato un bilanciamento con il diritto del minore, in qualsiasi modo protagonista della cronaca, ad una specifica tutela, richiamano le specifiche normative previste dal Codice di Procedura Penale e dal Codice di Procedura Penale per i Minori.
 
Quest' ultimo all' articolo 13 prescrive il "divieto di pubblicare e divulgare (con qualsiasi mezzo notizie o immagini idonee a identificare il minore comunque coinvolto nel reato". Il nuovo Codice di Procedura Penale, all' articolo 114, comma 6, vieta "la pubblicazione delle generalità e dell' immagine di minori testimoni, persone offese e danneggiate...".
 
Sulla base di queste premesse e delle norme deontologiche contenute nell'art. 2 della legge istitutiva dell' Ordine Professionale dei Giornalisti, ai fini di sviluppare un' informazione sui minori più funzionale alla crescita di una cultura dell' infanzia e dell' adolescenza nel nostro Paese; la FNSI e l' Ordine Nazionale dei Giornalisti sottoscrivono, in collaborazione con "Il Telefono Azzurro", il seguente protocollo d' intesa:
 
  • il rispetto per la persona del minore, sia come soggetto agente, sia come vittima di un reato, richiede il mantenimento dell' anonimato nei suoi confronti, il che implica la rinuncia a pubblicare elementi che anche indirettamente possano comunque portare alla sua identificazione;
  • la tutela della personalità del minore si estende anche tenuta in prudente considerazione la qualità della notizia e delle sue componenti - a fatti che non siano specificamente reati (suicidio di minori, questioni relative ad adozioni e affidamento, figli di genitori carcerati etc.) in modo che sia tutelata la specificità del minore come persona in divenire, prevalendo su tutto il suo interesse ad un regolare processo di maturazione che potrebbe essere profondamente disturbato o deviato da spettacolarizzazioni del suo caso di vita, da clamorosi protagonismi o da fittizie identificazioni;
  • particolare attenzione andrà posta per evitare possibili strumentalizzazioni da parte degli adulti portati a rappresentare e a far prevalere esclusivamente il proprio interesse;
  • per i casi ove manchi una univoca disciplina giuridica, i mezzi di informazione devono farsi carico della responsabilità di valutare se quanto vanno proponendo sia davvero nell'interesse del minore;
  • se, nell' interesse del minore - esempi possibili i casi di rapimento e di bambini scomparsi - si ritiene opportuno la pubblicazione di dati personali e la divulgazione di immagini, andrà comunque verificato il preventivo assenso dei genitori e del giudice competente.
 
Ordine dei Giornalisti e FNSI raccomandano ai direttori e a tutti i redattori l' opportunità di aprire con i lettori un dialogo capace di andare al di là della semplice informazione; sottolineano l'opportunità che in casi di soggetti deboli l'informazione sia il più possibile approfondita con un controllo incrociato delle fonti, con l' apporto di esperti, privilegiando, ove possibile, servizi firmati e in ogni caso in modo da assicurare un approccio al problema dell' infanzia che non si limiti all' eccezionalità dei casi che fanno clamore, ma che approfondisca con inchieste speciali, dibattiti
la condizione del minore e le sue difficoltà nella quotidianità.
 
FNSI e l'Ordine dei Giornalisti si impegnano, per le rispettive competenze:
 
  • ad individuare strumenti ed occasioni che consentano una migliore cultura professionale;
  • a prevedere che nei testi di preparazione all'esame professionale un apposito capitolo sia dedicato ai modi di rappresentazione dell'infanzia;
  • a invitare i Consigli regionali dell' Ordine dei Giornalisti e le Associazioni regionali di stampa, ad organizzare, assieme all'Unione Nazionale dei Cronisti Italiani, seminari di studio sulla rappresentazione dei soggetti deboli;
  • ad attivare un filo diretto con le varie professionalità impegnate per una tutela e uno sviluppo del bambino e dell'adolescente;
  • a coinvolgere i soggetti istituzionali chiamati alla tutela dei minori;
  • ad instaurare un rapporto dl collaborazione stabile con l' Ufficio del Garante per la radiodiffusione e l'editoria, anche nel quadro delle verifiche sui programmi attribuite al Garante della legge sul sistema radiotelevisivo;
  •  a prevedere, attraverso l' auspicabile collaborazione con la Federazione Italiana degli Editori, una normativa specifica che rifletta nel contratto nazionale di lavoro giornalistico, l'impegno comune a tutelare l'interesse dell' infanzia nel nostro Paese;
  • a richiamare i responsabili delle reti nazionali televisive ad una particolare attenzione ai diritti del minore anche nelle trasmissioni di intrattenimento e pubblicitarie.
 
FNSI e Ordine dei Giornalisti stabiliscono di costituire, in collaborazione con "Il Telefono Azzurro", insieme con le altre componenti del mondo della comunicazione che vorranno aderire, un Comitato nazionale permanente di Garanti che possa - sentiti anche costituendi gruppi di lavoro - tempestivamente fissare indirizzi su singole problematiche, organizzare opportune verifiche di ricerca e sottoporre agli organi di autodisciplina delle categorie eventuali casi di violazione della deontologia professionale; tali casi saranno esaminati su richiesta degli iscritti, su segnalazione dei lettori, di propria iniziativa.
 
 

Il Vademecum 95

CONSIGLIO NAZIONALE DELL'ORDINE DEI GIORNALISTI FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA ITALIANA d'intesa con TELEFONO AZZURRO.
 
I giornalisti italiani, d'intesa con Telefono Azzurro, a cinque anni dall'approvazione della Carta di Treviso, ne riconfermano il valore e ne ribadiscono i principi a salvaguardia della dignità e di uno sviluppo equilibrato dei bambini e degli adolescenti - senza distinzioni di sesso, età, etnia e religione - anche in funzione di uno sviluppo della conoscenza dei problemi minorili e per ampliare nell'opinione pubblica una cultura dell'infanzia pur prendendo spunto dai fatti di cronaca.
 
In considerazione delle ripetute violazioni della "Carta", ritengono utile sottolineare alcune regole di comportamento, peraltro non esaustive dell'impegno, anche in applicazione delle norme nazionali ed internazionali in vigore.
 
  • Al bambino coinvolto - come autore, vittima o teste - in fatti di cronaca, la cui diffusione possa influenzare negativamente la sua crescita, deve essere garantito assoluto anonimato. Per esempio deve essere evitata la pubblicazione di tutti gli elementi che possono portare alla sua identificazione, quali le generalità dei genitori, l'indirizzo dell'abitazione o il Comune di residenza nel caso di piccoli centri, l'indicazione della scuola cui appartenga.
  • Per quanto riguarda i casi di affidamento o adozione e quelli di genitori separati o divorziati, fermo restando il diritto di cronaca e di critica circa le decisioni dell'autorità giudiziaria e l'utilità di articoli e inchieste, occorre comunque anche in questi casi tutelare l'anonimato del minore per non incidere sull'armonico sviluppo della sua personalità.
  • Il bambino non va intervistato o impegnato in trasmissioni televisive e radiofoniche che possano ledere la sua dignità né turbato nella sua privacy o coinvolto in una pubblicità che possa ledere l'armonico sviluppo della sua personalità e ciò a prescindere dall'eventuale consenso dei genitori .
  • Nel caso di comportamenti lesivi o autolesivi (come suicidi, lanci di sassi, fughe da casa, ecc...) posti in essere da minorenni, occorre non enfatizzare quei particolari di cronaca che possano provocare effetti di suggestione o emulazione.
  • Nel caso di bambini malati, feriti o disabili, occorre porre particolare attenzione alla diffusione delle immagini e delle vicende al fine di evitare che, in nome di un sentimento pietoso, si arrivi ad un sensazionalismo che finisce per divenire sfruttamento della persona.
 
I giornalisti riuniti a Venezia e Treviso il 23-24-25 novembre 1995 per la chiusura del Convegno "Il Bambino e l'informazione" impegnano inoltre 
 
il Comitato Nazionale di Garanzia a:
 
  • diffondere la normativa esistente;
  • pubblicizzare i propri provvedimenti anche attraverso un bollettino;
  • attuare l'Osservatorio previsto dalla Carta di Treviso:
  • organizzare una conferenza annuale di verifica dell'attività svolta e di presentazione dei dati dell'Osservatorio;
  • coinvolgere nell'applicazione della Carta di Treviso in modo più diretto i direttori di quotidiani, agenzie di stampa, periodici notiziari televisivi e radiofonici;
  • sollecitare la creazione di uffici stampa presso i Tribunali per i minorenni;
  • sviluppare in positivo la creazione di spazi informativi e di comunicazione per i minori affinché se ne possa parlare nella loro normalità e non soltanto nell'emergenza.
 
Il Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti a:
 
  • prevedere che nella riforma dell'Ordine sia semplificata la procedura disciplinare e contemplata la sanzione accessoria della pubblicazione del provvedimento;
  • organizzare seminari e incontri e quanto sia utile per confrontare l'iniziativa dei Consigli regionali dell'Ordine;
  • coinvolgere le scuole di giornalismo come centri di monitoraggio
 
Treviso, 25 novembre 1995
 

Il gruppo di lavoro B

Il Gruppo di Lavoro B ha approfondito le tematiche assegnategli relativamente alle forme e ai criteri di tutela dell' infanzia nella programmazione radiotelevisiva, nei nuovi media e nel messaggio pubblicitario.
 
Questa materia ha un carattere diverso da quello dell'informazione propriamente intesa e per altro viene a completare il quadro problematico connesso alla tutela dei minori nei media.
 
Tale problematica è stata affrontata nello spirito che caratterizza la Carta di Treviso, completandone l'area di intervento.
 
Si è preso innanzitutto atto dell'esistenza di normative e carte di intenti sottoscritte tra soggetti diversi, produttori di cultura per l'infanzia quali le reti televisive, le industrie di giochi e giocatoli della pubblicità'.
 
Una prima indicazione del Gruppo di Lavoro è quella di far convergere questi vari strumenti e relativi sottoscrittori verso un comune tavolo di confronto per procedere ad una verifica dell'efficacia, della coerenza nonché della possibile omogeneizzazione dei documenti per una loro più' incisiva applicazione attraverso i necessari strumenti di controlIo.
 
La discussione che si è sviluppata sulle problematiche dell'infanzia tanto come soggetto che come oggetto di programmazione radio-teIevisiva e di produzione culturale, con particolare sottolineatura per gli aspetti qualitativi, si è conclusa con l'enunciazione dei punti seguenti interpreti dello spirito della Carta di Treviso.
 
  • allargare l'impegno per sua realizzazione e diffusione di programmi caratterizzati da una più ampia gamma di proposte e tesi a sviluppare una cultura positivamente orientata verso l'infanzia. 
    Si tratta, in particolare, di impegnarsi nello sviluppo di una dimensione anche europea che apra verso una maggiore conoscenza reciproca delle nazionalità e delle culture.
  • realizzare programmi e iniziative radio-televisive dedicate a genitori e educatori, con l'obiettivo di aiutarli nella loro attività' educativa, informandoli in maniera sistematica sui temi relativi al rapporto tra bambini/ragazzi e media, nonché su iniziative ed esperienze nel campo della cultura e delle attività dedicate alla famiglia e all'infanzia
  • impegnarsi nell'ambito della cultura multimediale (Internet- CD Rom - videogiochi - homevideo), sulle sue potenzialità' educative e culturali, sui possibili rischi derivanti da una utilizzazione non corretta e da contenuti diseducativi di alcuni prodotti
 
Il gruppo ritiene che la presente proposta possa essere opportunamente supportata dal Telefono Azzurro per la sua adozione ed attuazione. 

Carte e convenzioni


La carta di Roma (2011)

 

Nasce la 'Carta di Roma', un documento operativo per la tutela dell'infanzia e contro gli abusi sui minori, firmato a conclusione del Forum internazionale 'The world's children and the abuse of their rigths', promosso da Telefono Azzurro e dall'International Center for missing and exploided children (ICMEC) in collaborazione con l'ospedale pediatrico Bambino Gesu' e Mayo Clinic.