«Il riconoscimento e la difesa della dignità della persona umana è principio e fondamento di ogni retto ordine sociale e politico», a maggior ragione quando la dignità minacciata è quella dei soggetti più fragili, come lo sono appunto i più piccoli. Sono parole nette, forti, impegnative quelle pronunciate da Papa Francesco in occasione del Child Dignity in the Digital World, l’evento organizzato insieme alla Pontificia Università Gregoriana e a WeProtect. Parole che portano sotto gli occhi del mondo un tema su cui, come associazione, da anni operiamo traducendo ogni giorno in progetti concreti questo dovere etico: proteggere la dignità di quei milioni di bambini e adolescenti che subiscono offesa, violenza e abuso attraverso la Rete. Sfida recente, ma epocale, che deve vedere protagonista chiunque creda nella necessità di costruire una società che sia davvero, e finalmente, a misura di bambino.
 
Non sono episodi sporadici. Il tema violenza e degli abusi di natura sessuale veicolati dal web, cui sono esposti quegli 800 milioni di minori
che ogni giorno accedono alla Rete, è come ricorda il Papa «un problema nuovo e gravissimo, caratteristico del nostro tempo», che testimonia come la nostra società stia senza dubbio cambiando, e lo stia facendo in maniera molto rapida: le nuove tecnologie permeano le vite dei nostri ragazzi e delle loro famiglie, mettendo in discussione logiche radicate, abitudini, e chiamandoci a elaborare nuovi strumenti educativi e di protezione. Affrontare questo tema, per garantire a bambini e adolescenti quel diritto alla dignità che da trent’anni ci vede impegnati, significa avere da una parte un patrimonio di competenze che non si può improvvisare, dall’altra una capacità di mettere in campo progetti e programmi di azione, fare formazione specialistica per i professionisti che lavorano con l’infanzia, coinvolgere le realtà educative che ogni giorno sono a contatto con i ragazzi, ma anche le Istituzioni, i decision maker, le stesse aziende che operano nel mondo del digitale e possono fare tanto per aiutarci in questo enorme sforzo. Uno sforzo che deve avere, necessariamente, una prospettiva globale, perché Internet non ha confini, e i pericoli che dalla Rete minacciano i nostri ragazzi, nemmeno.
 
È un impegno - nuovo ma antico - per la nostra associazione, ed è su questo orizzonte che siamo chiamati a essere più che mai attenti, presenti, coerenti ed efficaci nelle azioni che mettiamo in campo. A tutti i livelli. Sensibilizzando le persone sul dovere di impegnarsi per la tutela dell’infanzia e della sua dignità - come faremo con i nostri volontari in più di mille piazze italiane il prossimo 18 e 19 novembre, con le giornate di Accendi l’Azzurro - e come ribadiremo con forza in occasione della prossima Giornata Internazionale dell’Infanzia, il 20 novembre. Confermando quell’impegno che muove Telefono Azzurro da trent’anni, e di cui abbiamo ritrovato un’emozionante viatico nelle parole di Papa Francesco: «Essere guardati dagli occhi dei
bambini è un’esperienza che tutti conosciamo e che ci tocca fino in fondo al cuore, che ci obbliga a un esame di coscienza. Che cosa facciamo noi perché questi bambini possano guardarci sorridendo e conservino uno sguardo limpido, ricco di fiducia e di speranza? Lavoriamo insieme per avere sempre il diritto, il coraggio e la gioia di guardare negli occhi i bambini del mondo».

Prof. Ernesto Caffo
 
Il presente editoriale è comparso sul numero 94 di Azzurro Child, scaricabile integralmente e gratuitamente qui