Carte e convenzioni


La carta di Modena (1998)

Si parla con enfasi eccessiva, e quindi un po’ sospetta, di diritti dell'infanzia e dell’adolescenza mentre risulta poi troppo poco quello che viene fatto per facilitarne e garantirne l’esercizio e la pratica. Per questo motivo abbiamo deciso di redigere, attraverso un ampio confronto corale con tutte quelle figure professionali (educatori, insegnanti, medici pediatri, magistrati ecc.) che sono in contatto diretto con il mondo dei bambini e degli adolescenti, una Carta delle Azioni concreta, quotidiana, cui affidare la pratica dei diritti.

 
Due importanti avvertenze: 
  • le azioni proposte non esauriscono tutto ciò che si può e si deve fare;
  • le azioni hanno una loro provvisorietà storica: hanno, cioè, una funzione e un significato soltanto rispetto all’attuale contesto istituzionale sociale.
 
Dunque è l’esperienza che deve mettere in discussione queste azioni, farle evolvere, fortificare, cambiare…
Siamo molto interessati e disponibili a ogni confronto rispetto a quanto sarà proposto o aggiunto a questa Carta.
 
Mario Benozzo, Assessore alla Scuola - Comune di Modena
 
Prof. Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro
 
 

La "carta delle azioni" dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza

Indicazioni e suggerimenti per la loro attuazione pratica
 
Il diritto all’ascolto rappresenta il punto centrale nell’ambito dei diritti dei bambini e degli adolescenti, rispetto al quale altri diritti e azioni possono poi essere pensati e declinati in riferimento a specifiche dimensioni della vita sociale.
Il diritto all’ascolto si configura come un diritto attivo: perché implica di considerare bambini e adolescenti come interlocutori legittimi del processo di cittadinanza e comporta una pratica attiva e competente dell’ascolto da parte degli adulti.
 
Nell’essere ascoltati, infatti, bambini e adolescenti riconoscono gli adulti come presenza e se stessi come soggetti ‘interessanti’.
 
Anche il diritto alla salute, pensato e praticato a partire dai bambini e dai ragazzi, pone problemi e questioni che vanno dai temi più generali (il consenso informato, la prevenzione del dolore e della paura attraverso la conoscenza ecc.) ad aspetti più specifici.
 
Ci sono alcune importanti peculiarità che dovrebbero caratterizzare i servizi per la salute: 
  • la pediatria deve mantenere e rafforzare il proprio ruolo centrale, preventivo e terapeutico, di intervento coordinato tra ospedale e territorio;
  • i reparti di ostetricia, neonatologia e neuropsichiatria infantile devono continuare e migliorare le metodologie di assistenza sia nella fase del parto che in quella della cura prenatale, connatale e postnatale con particolare attenzione agli eventi che modificano la naturalità del parto e in stretta connessione fra ospedale e territorio;
  • si deve realizzare una piena e fattiva integrazione degli interventi sul rischio psicologico dell’adolescente gestiti contemporaneamente a diverso titolo, con diverse premesse e con diverse tecniche da consultori familiari, neuropsichiatri infantili, psicologi, servizi sociali, SERT e servizi di salute mentale;
 
Considerando l’ospedale come uno degli spazi di tutela della salute, gli obiettivi prioritari da perseguire sono: facilitare il più possibile il contatto fisico con la madre fin dalla nascita ed evitare lo sradicamento del bambino o dell’adolescente dal proprio contesto sociale e culturale.
 
Le azioni da attuare sono le seguenti:
  • riconoscere il diritto all’istruzione (garantire la presenza di insegnanti per la scolarizzazione dei bambini ricoverati in età di frequenza della scuola dell’obbligo);
  • riconoscere il diritto al gioco (centro gioco o ludoteca all’interno dei reparti ospedalieri di Pediatria);
  • creare spazi idonei nelle camere dei bambini per permettere la presenza dei genitori anche durante la notte e scegliere arredi che consentano anche una climatizzazione affettiva del bambino;
  • i reparti di pediatria devono essere flessibili in relazione alle diverse fasce di età e alle patologie;
  • formare e inserire mediatrici/ori culturali nei reparti ospedalieri di Pediatria, per facilitare il rapporto tra le istituzioni sanitarie e le famiglie di bambini immigrati;
  • elaborare progetti in raccordo col territorio (scuole, circoscrizioni ecc.) per fare conoscere l’ospedale;
  • utilizzare un linguaggio accessibile ai bambini;
  • informare i bambini, sui percorsi diagnostici e terapeutici ricorrendo a una dimensione ludico-narrativa che consenta loro di rielaborare la situazione come esperienza di gioco (la TAC come "avventura spaziale", l’associazione di un personaggio fantastico a eventi di cura, familiare ai bambini ecc.);
  • favorire la partecipazione attiva degli adolescenti nei percorsi di cura.(consenso informato). 
 
L’attuazione concreta dei diritti implica l’esigenza di identificare figure o strutture che rappresentino un riferimento visibile e autorevole per bambine e bambini, ragazze e ragazzi impossibilitati o incapaci di esercitare direttamente i propri diritti. Questa figura si occuperà di promuovere e diffondere la conoscenza dei diritti di bambini e adolescenti e di intervenire direttamente qualora questi venissero ignorati o violati.
Il Diritto alla riservatezza è, anche, il diritto al silenzio che va garantito a bambini e adolescenti che vivono situazioni drammatiche e dolorose (maltrattamenti, abusi, violenze ecc.).
 
In questi casi occorre da un lato evitare letture affrettate e superficiali da parte dei mass media, che rischiano di banalizzare o amplificare eventi drammatici e, dall’altro, il ripetersi di inutili e traumatiche audizioni di bambini in casi giudiziari di abusi e maltrattamenti.
 
Andrebbe sempre garantita la disponibilità di differenti sfumature di ascolto: dalla consultazione, all’interpretazione, alla conoscenza, attraverso la creazione di un team di esperti che rispondano al diritto del bambino di essere ascoltato in modo professionale, competente e riservato.
 
Per facilitare l’esercizio dei diritti si potrebbe:
  • istituire a livello comunale o sovracomunale un gruppo di consulenza alla figura del garante dei diritti dell’infanzia di prossima auspicabile istituzione. Il gruppo dovrà essere formato da soggetti con diverse esperienze e competenze per progettare e promuovere attività e interventi e per vigilare sull’effettiva applicazione dei diritti di bambini e adolescenti nei diversi ambienti;
  • creare un tavolo di confronto per favorire l’incontro e la condivisione di informazioni tra tutte le figure professionali e sociali che si occupano di infanzia e adolescenza per concordare strategie e percorsi integrati. 
  • Il diritto alla presenza. Bambini e ragazzi hanno l’esigenza di essere una presenza concreta in tutti gli ambiti di decisione e in ogni spazio sociale, pubblico o privato che sia.
 
Alcune tra le azioni realizzabili:
  • istituire forme aggregate, dispositivi istituzionali e strumenti che garantiscano la presenza del punto di vista dell’infanzia e dell’adolescenza e la loro partecipazione alle decisioni in materia di sanità, educazione, tempo libero, mobilità e organizzazione urbana;
  • costruire un progetto di utilizzo dei mass media da parte di bambini e ragazzi per una comunicazione su diversi livelli ma idonea e positiva rispetto alle loro esigenze;
  • realizzare comunità diurne per i minori a rischio;
  • avviare progetti di distaccamento diurno di minorenni detenuti tramite convenzioni con associazioni di volontariato;
  • formare una rete di famiglie per l’accoglienza di bambini e ragazzi in difficoltà attraverso l’affidamento;
  • promuovere azioni tese a evitare l’accattonaggio dei bambini. 
 
Diritto al tempo e agli spazi.
Tempo e spazio sono strettamente correlati: è lo spazio con la sua organizzazione, la sua possibilità di accoglienza, permanenza e uso, che da qualità al tempo e permette ai soggetti umani di attribuirgli significati e senso. Senza gli spazi il tempo rischia di essere una dimensione astratta.
 
Esistono alcune avvertenze e obiettivi che occorre tenere presente:
  • ogni bambino ha un proprio tempo e propri ritmi. E’ dunque necessario praticare la lentezza e l’attesa evitando però ogni pigrizia;
  • in ambito educativo non bisogna confondere i "tempi attesi" dagli adulti, magari uguali per tutti, con i tempi individuali di bambini e ragazzi;
  • mettere nel proprio calendario mentale di educatore il tempo da dedicare alle parole di bambini e adolescenti, alle loro domande e non aspettarsi solo risposte alle nostre domande;
  • favorire la convivenza all’interno degli stessi spazi - fisici e mentali - di adulti e bambini, evitando gabbie che limitano l’espressione;
  • promuovere la presenza di bambini e adolescenti nella progettazione degli spazi urbani e non solo quelli destinati prevalentemente a loro;
  • controllare e limitare la proliferazione di contenitori del tempo e delle attività di bambini e ragazzi organizzati dagli adulti e funzionali più alla scansione e alla strutturazione del tempo degli adulti stessi che ai desideri e alle esigenze dei bambini di fare esperienze insieme;
  • fare in modo che le scuole - dove l’infanzia trascorre una parte significativa del proprio tempo - siano ambienti che promuovano benessere fisico, cognitivo e relazionale e facilitino l’appropriazione e l’identificazione affettiva di bambini e adolescenti.
 
Le azioni proponibili sono le seguenti:
  • creare spazi gioco e spazi aggregativi nei centri storici (ludoteche, aree per il libero gioco e per l’incontro) coinvolgendo nella loro progettazione bambini e ragazzi e assicurando che non ci siano barriere architettoniche;
  • attivare ludoteche di quartiere per i bambini residenti;
  • organizzare centri ricreativi con una biblioteca interculturale. 
  • Il diritto all’apprendimento e all’educazione deve intendersi non tanto come diritto alla registrazione e ripetizione di conoscenze predeterminate o preesistenti ma come sperimentazione ed esperienza di sé nei percorsi - sempre differenti nei ritmi e nelle modalità - di faticosa e curiosa esplorazione del mondo e del sapere.
 
Le azioni proposte sono le seguenti:
  • organizzare servizi educativi per la crescita sociale, relazionale e cognitiva di bambine e bambini fin dalla primissima infanzia e a sostegno dell’esercizio della genitorialità (nidi, scuole dell’infanzia, centri gioco, punti di incontro genitori/bambini/educatore, centri per le famiglie);
  • preparare - a scuola e in città - contesti di comunicazione, manifestazione, espressione per bambini e ragazzi (ludoteche nei quartieri facilmente raggiungibili dai bambini anche autonomamente);
  • qualificare la formazione degli operatori in modo che sappiano coinvolgere la famiglia considerata come risorsa, sostenendone la funzione educativa;
  • formare gli insegnanti alle competenze relazionali e alla comprensione e all’uso dei linguaggi non verbali per esercitare l’ascolto e il dialogo con soggetti handicappati;
  • attenuare, nei primi livelli dell’istruzione, la didattica della prestazione a vantaggio di quella dei processi creativi e della cooperazione;
  • rafforzare nei genitori la fiducia di essere attori competenti dei propri progetti educativi;
  • moltiplicare i momenti di partecipazione dei genitori al progetto educativo messo a disposizione dai servizi;
  • mettere a disposizione dei genitori in ogni scuola (a partire dalla scuola materna fino alla scuola media di primo e secondo grado) un aula per i loro incontri;
  • fare della scuola uno spazio reale di comunicazione tra i diversi attori dell’educazione;
  • dotare ogni istituto scolastico di un mediatore culturale/linguistico adeguatamente formato per sostenere l’integrazione di alunni stranieri e per evitare uno sradicamento totale dalla loro cultura di origine.