Per Stefano la scuola è un incubo

Stefano ha 11 anni e da alcuni mesi viene preso di mira da tre ragazzi più grandi, che frequentano la terza media nella stessa scuola. «Mi fermano, mi sfottono, mi minacciano, una volta mi hanno rubato il cellulare e me lo hanno buttato nel water, loro si divertono e ridono. Una volta mi hanno obbligato a dargli la mia merenda, dicendo che tanto io avevo già tanta ciccia e non avevo bisogno di quella merenda...».

L’intervallo per Stefano è diventato un incubo: andare in bagno, passeggiare per i corridoi, giocare in cortile: tutto aumenta il rischio di essere attaccato dai tre bulli. Pesantissimo il silenzio imposto dalle minacce: solo l’amico Marco, che ha assistito talvolta alle violenze che Stefano subisce, conosce il segreto. Preoccupato, ne parla con alcuni compagni e insieme chiamano il numero 196.96 di Telefono Azzurro: l’operatrice li aiuta a capire l’importanza di chiedere aiuto cercando alleati fra compagni e adulti di riferimento - dai professori ai genitori - e invita i ragazzi a non lasciare Stefano da solo, contrastando tutti insieme i bulli a viso aperto.

Dopo qualche settimana, l’insegnante di educazione fisica di Stefano chiama Telefono Azzurro, in quanto sollecitata dalle numerose richieste che i ragazzi le facevano. L'operatrice di Telefono Azzurro e l'operatrice condividono quanto raccontato dai ragazzi, in particolare lo stato di malessere e di disagio di Stefano. L’insegnante ha subito chiara la situazione; pur non essendo a conoscenza dei dettagli riconosce le dinamiche rappresentate individuando immediatamente le modalità di “gioco e divertimento” del gruppetto dei ragazzi di terza media. A seguito del confronto con Telefono Azzurro, l’insegnante informa la Dirigente la quale si adopera nel breve a “lavorare” con i ragazzi di terza, a sensibilizzarli riguardo alle conseguenze delle azioni di bullismo.