Si finge vittima dei bulli per aiutare il compagno

Bullismo raccontato in chat

Martina ha 12 anni così come Francesco, il suo compagno di classe vittima di umiliazioni e offese da parte di tre ragazzini che frequentano la stessa classe.

La ragazzina decide di fingere di essere lei stessa la vittima dei tre bulli e scrive alla chat di Telefono Azzurro: “sono Francesco e vorrei parlare di quello che mi succede a scuola… penso che sia bullismo ma non ne sono sicurosuccede sia durante l’orario scolastico che fuori… le vittime sono anche altri ma non reagiscono e si rassegnano a subire”. E ancora: “una volta, i soliti bulli mi volevano togliere i pantaloni e fare una foto per poi caricarla su Internet… per fortuna è intervenuta la professoressa…”.

Mentre racconta le vessazioni subite da Francesco tra i banchi di scuola, Martina ha il cuore in gola e si sente in colpa per non essere intervenuta direttamente in difesa del compagno.

I genitori e gli insegnanti di Francesco in parte sono informati di quello che sta subendo il ragazzo ma lui spesso minimizza e non esprime in nessun modo il proprio malessere: i bulli, dopo aver ricevuto richiami e note sul registro, smettono soltanto per un periodo di vessare Francesco, ma dopo pochi giorni ogni occasione è buona per ricominciare a prenderlo in giro: gli occhiali nuovi, una caduta nell’ora di educazione fisica, un errore di pronuncia nell’ora di inglese.

Telefono Azzurro propone a Francesco (cioè a Martina in incognito) di entrare in contatto con la Scuola, al fine di intervenire direttamente, sia in classe sia con gli insegnanti, per far conoscere da un lato la sofferenza di Francesco e dall’altro per promuovere i valori della tolleranza, del rispetto e della collaborazione all'interno della classe.

Martina in chat accetta di buon grado la proposta di un aiuto, pur esprimendo qualche timore: “ho paura che pensino che sono una spia… vorrei rimanere anonimo…”.

Martina è talmente rassicurata dall’operatrice da uscire allo scoperto e rivelare la propria identità “io in realtà non sono Francesco ma una sua cara amica… volevo aiutarlo ma non ne ho avuto mai il coraggio perché temevo di essere presa di mira anch’io… ma io non posso più sopportare neppure per un giorno di andare a scuola e di vedere le umiliazioni e le derisioni che Francesco subisce… non ho più il coraggio di guardarlo negli occhi… per questo ho pensato di chiedere aiuto a Telefono Azzurro”.

L’operatrice di Telefono Azzurro si complimenta con Martina per il suo coraggio: chiedere aiuto per un compagno è un segno di vera amicizia nei suoi confronti.

Telefono Azzurro, di concerto con il Miur, contatta dunque il Dirigente Scolastico della Scuola frequentata da Martina e Francesco per condividere la richiesta di aiuto. Il Dirigente individua immediatamente la situazione segnalata e conferma il fatto che tutta la classe risente negativamente del comportamento dei tre bulli. La Scuola ha fatto già molto, ma non è stato sufficiente. L’operatrice di Telefono Azzurro condivide allora con il Dirigente una strategia volta a sensibilizzare la classe rispetto al bullismo, al monitoraggio della situazione e ad azioni immediate per contenere le difficoltà e il disagio manifestato dagli alunni.

Dopo qualche settimana Martina ricontatta la chat: la situazione in classe è migliorata grazie alle attività proposte dagli insegnanti. Uno dei “bulli” ha chiesto scusa a Francesco e sembra che il gruppetto dei prepotenti si stia sciogliendo. Martina confessa all’operatrice di Telefono Azzurro di non aver ancora avuto il coraggio di rivelare a Francesco di aver chiamato Telefono Azzurro ma dice di sentirsi molto fiera di sé stessa e afferma: “io non sto più zitta di fronte al bullismo!”.

 

 

 

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