Superuomini e superdonne? Ci appaiono parole forti, difficili da condividere, soprattutto se si pensa ai casi di adolescenti che si suicidano anche, e sottolineiamo anche, in conseguenza di ciò che accade nella rete, fattore da considerarsi non certo causale, ma in molti casi precipitante. La rete è reale e può avere effetti molto “reali”. La distinzione tra reale è virtuale non ha più senso: su questo siamo tutti d’accordo.

Dal convegno di lunedì, nel quale abbiamo avuto modo di ascoltare e apprezzare tutte le posizioni, volutamente cercate e coinvolte, portiamo a casa la convinzione che nel parlare della rete sia indispensabile non cadere negli estremi: in quello della demonizzazione, tipico di molti che della e nella rete vedono solo il “male” o la “cattiva maestra”, come in quello dell’idealizzazione.

Non tutti i bambini sono supereroi, invincibili ed estranei alla paura. La paura dei ragazzi è il riflesso di quella degli adulti? Noi non lo crediamo. E non solo per le tante storie di paura che sentiamo ogni giorno al telefono o che ci arrivano via chat – una minoranza, ne siamo consapevoli, ma con racconti di vite distrutte da un banalissimo click - ma anche per le voci tremanti che, nell’ambito stesso del convegno "La Rete che ci piace", raccontavano, con sofferenza, personalissime vicende di insulti e minacce protratti nel tempo.

Quella paura, purtroppo, non può essere semplificata come il riflesso di quella degli adulti. Piuttosto, è un sentimento complesso. È vergogna «se i miei scoprono che ho mandato questa foto», è angoscia di fronte a situazioni minacciose per la reputazione e dunque per la loro identità (per i ragazzi sono la stessa cosa), è sgomento nel momento in cui cui neppure gli adulti sembrano in grado di dare una soluzione, decretando l’irreversibilità di quanto accaduto. Come rispondere ad un ragazzo che chiede aiuto? «Caro, sapevi che stavi usando uno strumento con dei rischi? Sta a te difenderti? Qualcuno avrebbe dovuto dirtelo?».
A queste risposte è interessato Telefono Azzurro, così come ai bambini e agli adolescenti che supereroi non sono.

Nessuno vuole demonizzare Internet. Lo si vuole solo capire. Telefono Azzurro ha aperto una chat, un sito per ragazzi, è impegnata con RCS in Twigis, con l’obiettivo di sperimentare buone prassi, capire sempre meglio il mondo dei bambini online e di farli avvicinare  al bello di Internet sempre più precocemente. Non si tratta di costruire dei recinti chiusi. Ma, di sicuro, bisogna considerare che alcuni bambini hanno bisogno di “essere tenuti al riparo”, più di altri.

I bambini e gli adolescenti non sono tutti uguali: hanno storie, risorse e competenze che pre-esistono e prescindono dalla rete. Alcuni hanno storie di sofferenza e di fragilità e non sono così fortunati da avere genitori che li seguono, amici che li aiutano, interlocutori presso i quali trovare il sostegno emotivo per affrontare una situazione che genera una disperazione che appare loro senza via d’uscita. Si sentono soli. E nella solitudine rischiano di prendere decisioni avventate, sconsiderate, estreme. Questi ragazzi accedono alla rete e la rete non può dimenticarsi di loro, né far finta che non esistano.

Evidenziare un rischio della rete non vuol dire affatto creare un’equivalenza tra rischio e danno. Vuol dire, più semplicemente, riconoscere che il rischio si può tradurre in pericolo e il pericolo in danno. E che, per alcuni ragazzi con particolari caratteristiche di personalità, il danno può essere molto grave. Questa considerazione nulla toglie al bello di Internet, né spinge, con adesione acritica verso posizioni repressive. L’unico interesse della nostra Associazione, con un osservatorio sul grave disagio ma anche attenta al bello che circola nella rete, è trovare il modo per non dimenticare nessuno: offrire il meglio della rete ai ragazzi che sanno capire, orientarsi nel web e difendersi – i superuomini e le superdonne - e tutelare quelli, non pochi purtroppo, che nella rete rischiano di perdersi.

Su questo tema, vedi anche le considerazioni di Massimo Russo, direttore di Wired Italia, pubblicate dopo la giornata "La Rete che ci piace". LEGGI QUI