Paola ha 12 anni e da quando ha iniziato la scuola media viene presa in giro dai compagni: «Dicono che mi comporto come una bambina. Nella mia classe ci sono quattro bullette femmine che da più di anno hanno iniziato a fumare perché frequentano amici più grandi. Io non ho mai voluto iniziare, anche se cercano in tutti i modi di farlo fare anche a me. Me l’hanno chiesto più volte e ieri, dopo l’ennesimo rifiuto, mi hanno detto: "allora tu non fai per noi". Questo mi ha fatto soffrire molto ma ho cercato di non darlo a vedere. Loro, non contente, nel pomeriggio hanno creato un gruppo su Whatsapp intitolato "piccole bambine non crescono". Hanno invitato tutta la classe e hanno iniziato a coinvolgere tutti i miei compagni nella presa in giro: "Sei una bambina", "non sai far niente", "forse dovresti iscriverti di nuovo all’asilo" e cose così. Io mi sono sentita una nullità, tutti scrivevano come se io non ci fossi. Poi gli insulti si son fatti più pesanti: cretina, deficiente, nullità e cose così, e poi mi hanno escluso dal gruppo. Non potendo più leggere quello che scrivevano mi sono immaginata chissà cosa e mi sentivo morire. Non ho raccontato niente a nessuno e mi sono chiusa in me stessa, inventano delle scuse con mia mamma per non andare a scuola il giorno dopo. Ci sono riuscita per due giorni, poi sono stata costretta a ritornare perché non sapevo più che scusa inventare con la mamma. Il giorno in cui sono rientrata le facce dei miei compagni mi sembravano enormi e mi sentivo come se tutti nella scuola parlassero di me; mi sono seduta al mio posto e ho sperato che qualcuno mi si avvicinasse. Solo il mio compagno di banco mi ha chiesto "come stai?", e lì ho capito che dovevo parlarne con qualcuno e farmi aiutare. Gli ho raccontato un po’ le cose e lui mi ha detto che stando zitta e subendo avrei fatto il loro gioco e la catena non si sarebbe mai interrotta. Mi ha parlato di Telefono Azzurro così nel pomeriggio ho scritto in chat perché mi vergognavo a parlarne al telefono...».

Paola scrive all'operatrice della chat raccontando: «I miei compagni stanno esagerando, io non so proprio come uscirne e mi sento sola contro tutti». L’operatrice di Telefono Azzurro, accogliendo e legittimando i suoi vissuti emotivi, rinforza la difficile scelta di non conformarsi al comportamento delle amiche nel fumare sigarette.

Paola è preoccupata per le difficoltà nella relazione coi suoi compagni di classe, ma esprime anche il timore di deludere la mamma: «Abbiamo un buon rapporto e potrebbe offendersi perché ho chiamato voi anziché parlarne con lei, e sono stata bugiarda nel chiederle di stare a casa due giorni da scuola per un mal di pancia finito».

Dopo le rassicurazioni e i consigli dati dall'operatrice in chat, dopo un’iniziale fase di resistenza Paola decide di dirlo alla mamma, la cui immagine si trasforma da «una nemica in più a nuova alleata», racconta Paola. Con l’aiuto dell’operatrice, la ragazza individua quindi il momento e il modo più opportuno per parlarne con il genitore. L’operatrice propone inoltre alla ragazza di far presente al genitore la disponibilità di Telefono Azzurro nell’offerta di uno spazio di ascolto e consulenza psico-pedagogica con l’obiettivo di sostegno e supporto per gestire il delicato problema della figlia.

Inoltre, alla luce delle difficoltà espresse, l’operatrice propone a Paola un confronto tra Telefono Azzurro e la Dirigente scolastica con l’obiettivo di anticipare quanto raccontato e vissuto dalla ragazza, agevolando così Paola nell’espressione e nel racconto del proprio disagio alla Preside.

Successivamente la Preside della Scuola di Paola informa che la nostra segnalazione è stata colta come occasione per affrontare nel contesto classe alcuni importanti temi come i comportamenti a rischio nella pre-adolescenza, il bullismo e il cyberbullismo ed il sostegno nelle relazioni tra pari.

L’intervento della Scuola ha così attivato un processo di cambiamento che ha interessato non solo i ragazzi direttamente coinvolti in episodi di prepotenza ma anche il gruppo dei compagni “spettatori” quali “agenti di cambiamento”, facendo leva sulle risorse positive della classe, sulla capacità dei ragazzi di provare empatia per i compagni in difficoltà. Il gruppo “piccole bambine non crescono” è stato cancellato…