Si chiama “Nek Nomination” ed è una moda drammatica che sta prendendo sempre più piede tra gli tra gli adolescenti. In pratica, si tratta di una gara a chi beve di più e più velocemente possibile - inizialmente, pinte di birra, poi si è passati alle intere bottiglie di superalcolici - davanti a una telecamera. Il video viene poi postato sui social network. Non solo per certificare la bravata, ma per rilanciare. Con il video scatta infatti la “nomination”: ovvero la chiamata verso altri tre ragazzi/e che entro 24 ore sono invitati ad accettare la sfida, ripetere lo stesso rito e postare online il video, e così via. Se non lo faranno, saranno costretti a pagare da bere e ad essere derisi in rete.
È partita dall’Australia, ha contagiato gli Stati Uniti, l’Inghilterra ha dilagato in mezza Europa ed è approdata anche in Italia. All’estero ha già fatto le prime vittime, almeno cinque, tutti ragazzi sotto i 30 anni. In Italia c’è chi c’è andato molto vicino: ad Agrigento un adolescente lotta tra la vita e la morte per avere voluto provare. È entrato in coma etilico per intossicazione acuta da assunzione eccessiva di alcol. A Milano la “nomination” a colpi di alcol si è diffusa tra i ragazzi del liceo.
Il nome deriva da “neck” collo, in questo caso di una bottiglia, specie quella di birra ma anche di superalcolici che vengono spesso mescolati in un micidiale cocktail. Su Facebook sono tantissimi video postati dai ragazzi e le pagine dedicate, con migliaia di “mi piace”. E altrettante (finalmente) anche quelle che chiedono di fermare questa delirante pericolosissima catena fatte di sbronze virali.
Di fronte al dilagare del fenomeno, infatti, cominciano a nascere anche attivazioni positive, che provano a reagire e a fermarlo. Se quando esplodono queste "mode" le critiche fini a loro stesse sono molto facili, bisogna fare qualcosa di più. È proprio in questi casi, infatti, che dovrebbe entrare in gioco la consapevolezza di ognuno di noi in quanto attore sociale importante che ha il potere di fare, realmente, qualcosa. Al posto di puntare il dito contro i nuovi mezzi di comunicazione, che moltipicano in modo ancora più esplosivo comportamenti deviati, bisognerebbe invece usufruire usare le stesse "armi" per creare contro-tendenze efficaci e “sane”.
Così hanno fatto a Budoni, in Sardegna, che attraverso un post e poi un'attivazione su Facebook l'intero paese ha preso coscienza del fenomeno, ed è "sceso in campo" per dire basta, coinvolgendo i ragazzi e tutta la cittadinanza. A raccontarci questa bella contromossa positiva è stato Michele Drugoni, che ha scritto alla pagina Facebook di Telefono Azzurro la storia di questa presa di coscienza collettiva. Ci ha chiesto di condividerla, perché diventi un esempio per tutti.
Ecco la storia della Budoni "No-Nek", raccontata da Michele.

Buona sera mi chiamo Michele Durgoni e scrivo da Budoni (OT). Scrivo per informarvi di una mobilitazione in paese riguardo al fenomeno denominato: "NEKNOMINATION”.
Nella versione originale il gioco consisteva nel filmarsi mentre si beveva una pinta (poco più di mezzo litro) di birra tutta d'un fiato e pubblicare il filmato sul web, ma poi pian piano si è pensato di alzare l'asticella e fare la stessa cosa con bevande molto più alcoliche. (anche 48%vol.).
L'autore del filmato generalmente dovrebbe nominare altri due amici, che avranno 24 ore di tempo per raccogliere la sfida ed eseguire a loro volta la bevuta.
A seguito della sua diffusione virale, le regole del gioco si sono modificate e i "nominati" sono chiamati ad effettuare la bevuta in modalità estreme, ad esempio bevendo mix di superalcolici o compiendo attività rischiose subito dopo la bevuta.
A causa di queste modifiche il gioco è diventato molto pericoloso, anzi LETALE tanto che nei primi mesi del 2014 cinque persone sono MORTE (casi documentati) solo nel Regno Unito e in Irlanda.
Naturalmente, l'Italia ha importato la tendenza: è iniziato tra italiani residenti in Inghilterra, che interagendo attraverso i social networks con gli italiani residenti in Italia hanno trasmesso la cosa.
E adesso, puntualmente è arrivata anche qua da NOI in Sardegna.
I giovanissimi sono molto a rischio, in situazioni così. Purtroppo, a certe età, si ha una forte predisposizione a raccogliere le sfide, per sentirsi parte del gruppo, per non essere emarginato o additato come pavido, etc. Per non parlare della bassa tolleranza dell'organismo a quell'età.
Ecco perché il paese di BUDONI si è mobilitato, inizialmente stimolato da un profilo facebook
https://www.facebook.com/winebar.durgoni e poi via via toccando altri enti istituzionali quali:
La SCUOLA CIVICA DI MUSICA di Budoni, la Direttrice dell'ISTITUTO SCOLASTICO di Budoni (scuola media ed elementare), il S.E.R.D di Olbia, il SINDACO di Budoni, DON CHESSA parroco di Budoni, Scuola Alberghiera di Budoni, e altre associazioni.
Si vuole fare in modo che questo fenomeno muoia prima che muoia qualcuno in carne ed ossa pure qua, bisogna innanzitutto che genitori, insegnanti, familiari e fratelli maggiori, spieghino che quando si viene invitati, l'unica risposta giusta è dire "NO".
Ma il segnale più forte lo possono e lo devono dare i ragazzi maggiorenni per tutelare i propri fratelli, amici e cugini più piccoli, e lo si può fare solo spezzando la catena; magari in modo originale e divertente come hanno fatto in altri paesi.
Il post di facebook
https://www.facebook.com/winebar.durgoni ha voluto innescare la scintilla su un tema conosciuto dai più ma mai affrontato in modo serio.
L’istituto comprensivo della Scuola di Budoni con tutta la scolaresca (circa 300 allievi più i genitori) sta organizzando un convegno sul tema con tutte le parti sopracitate, prevista per il 28 o il 29 marzo.

 

A Telefono Azzurro piace questo movimento positivo nato dal basso, da un senso sano di cittadinanza, e diffuso attraverso la rete per diventare messaggio aperto a tutti.

Condividete questo messaggio, per fermare il fenomeno Nek Nomination!