Il silenzio che avvolge casi drammatici di violenza sui minori, come quello di Caivano e di San Salvatore Telesino, è il principale nemico da sconfiggere se vogliamo porre un freno a questi fenomeni”, ha commentato Il Presidente Caffo. “Spesso, per alcuni adulti, è più importante continuare ad avere la “protezione” di un uomo in casa piuttosto che tutelare i propri figli. A volte, si pensa più alla sopravvivenza personale che alla protezione dei bambini: più che problemi economici, i loro sono problemi culturali”.

 

Purtroppo, dietro a molti omicidi di minori ci sono abusi mai emersi: eliminare i bambini significa eliminare scomodi testimoni. E spesso, se in una famiglia vi sono dubbi su alcuni fatti violenti accaduti, nessuno segnala, perché non si crede al fatto che solo parlando si può essere aiutati. Per questo, dobbiamo promuovere una cultura dell’ascolto, con l’obiettivo fondamentale della prevenzione”.

Occorre, da un lato, mettere i bambini e gli adolescenti nelle condizioni di chiedere aiuto, e dall’altro supportare gli adulti nel riconoscimento dei segnali di rischio. I bambini violentati cambiano spesso umore, mostrano paura, diventano passivi, irritabili, distratti. Possono dimostrarsi angosciati in situazioni che ricordano gli abusi che hanno subito”.

 

Solo nell’ultimo anno le linee di ascolto 1.96.96 e 114 Emergenza infanzia hanno gestito 4724 richieste di aiuto di bambini e adolescenti, delle quali il 5% ha riguardato situazioni di emergenza o richieste di aiuto per abusi sessuali. Una tendenza in preoccupante crescita, se si considera anche l’aumento costante, negli ultimi anni, delle segnalazioni legate alla pedopornografia online.

In particolare, per quanto riguarda le vittime di sesso maschile, si è riscontrato un aumento del numero dei bambini sotto gli undici anni (dal 40,8% del 2014 al 55% del 2015 sulle linee di ascolto; dal 50% del 2014 al 60,9% del 2015 al 114 Emergenza infanzia).