Il pediatra come soggetto attivo nella lotta agli abusi all'infanzia

Pediatri in prima linea con Telefono Azzurro

Sta prendendo il via la prima rete di pediatri al mondo contro l’abuso sui bambini.

Il 6 e il 7 settembre si è tenuto a Roma il secondo incontro nazionale del progetto lanciato da Telefono Azzurro e che sta diventando sempre più concreto e radicato sul territorio.

Il progetto prevede di coinvolgere i medici dell’infanzia in un network di “prima allerta” che faccia emergere dal silenzio violenza e abusi. Solo nell’ultimo anno, dal 1 gennaio 2015 al 31 g

ennaio 2016, sono stati 2210 i casi gestiti sulla linea 114 Emergenza Infanzia di Telefono Azzurro: la metà riguarda situazioni di abuso e violenza.

Si tratta, però, di un fenomeno “iceberg”, sottostimato, che nasconde moltissimi casi sommersi: pochissime sono, infatti, le vittime che riescono a chiedere aiuto.

Per dare voce a questo silenzio, la rete antiabuso di 15mila tra pediatri e medici di base agirà come una vera e propria “sentinella” del disagio dei minori, riconoscendo i segnali di difficoltà inespressi e intervenendo là dove necessario. Dopo la prima fase – il “train the trainers” – in cui sono stati formati 40 pediatri con un “training” intensivo da un gruppo di esperti, tutto è pronto per il secondo momento: i corsi residenziali.

I pediatri “discenti” della prima fase trasmetteranno il sapere acquisito ad altri pediatri, questa volta ricoprendo il ruolo di docenti. I tredici ospedali pediatrici più importanti del Paese, inoltre, saranno coinvolti come sede di alcuni dei corsi di formazione, ma anche come punti di riferimento dei pediatri del territorio e centri dove poter affrontare l’emergenza e la fase di recupero successiva all'intervento per proteggere i bambini dalle violenze.

 

 

Intervista al Prof. Paolo Petralia, Direttore Generale Gaslini e Presidente AOPI

 

- Qual è l'importanza del ruolo dell'AOPI all'interno del progetto?

Si tratta di strutture radicate sul territorio nazionale, composte di professionisti di alto livello, che acquisiscono, grazie al progetto, competenze sempre più aggiornate per affrontare casi delicati come l’abuso e la violenza sui minori. La forza del progetto sta proprio nell’approccio multidisciplinare messo in campo da questi professionisti, attraverso la condivisione di percorsi trasversali di soluzione e ricerca.


- Qual è il ruolo degli ospedali pediatrici come parti attive di una rete anti abuso? 

Gli ospedali pediatrici saranno coinvolti, con i propri centri, come sedi di alcuni corsi di formazione. Diventeranno, così, dei punti di riferimento, dei nodi cruciali della rete per i pediatri, mettendo al loro servizio un bagaglio organico di saperi e strumenti utili per individuare precocemente i segni dietro i quali si nascondono disagi, sofferenze e malesseri di bambini e adolescenti.

 

- Qual è il punto di forza di una rete locale fatta di più soggetti e radicata sul territorio per tutelare l'infanzia?

Sono tre i concetti chiave che esprimono il valore di un newtork inserito nel territorio per contrastare gli abusi: autorevolezza, sinergia e superamento del singolarismo. Solo agendo in maniera coordinata e congiunta, infatti, i pediatri e le altre figure professionali sul territorio possono divenire centrali nella risoluzione e nella gestione di un dramma, come quello delle violenze e degli abusi sui minori.

 

Intervista a Lucia Aleotti, Presidente di Menarini

 

- Qual è il valore e la forza di questo progetto?

Il valore di questo progetto per i bimbi che vivono in Italia è grandissimo. Ci auguriamo che questo network sanitario di 15 mila tra pediatri e medici, formati per riconoscere i primi segni della violenza sui minori, sia in grado di intercettare le situazioni critiche o a rischio, assistere i bambini in difficoltà, intervenire con strumenti clinici, psicologici e legali ad hoc per interrompere e, dove possibile, prevenire un abuso.

 

- Si tratta della prima rete al mondo di pediatri anti abuso. Può essere un modello esemplare ed esportabile all'estero?

Certo, il nostro augurio è che questa rete possa ingrandirsi e comprendere sempre più medici, in Italia e non solo, da formare in modo tempestivo ed efficace. L'idea è nata da una richiesta di aiuto che come Menarini abbiamo ricevuto da parte dell'International center for missing and exploited children (Icmec) in occasione di un incontro a Zurigo. Quel giorno, quando sono stati presentati i dati sui bimbi che scompaiono, sono vittime di abusi o di traffico di organi, si è delineata davanti ai nostri occhi la percezione di cos'e' veramente il male.

 

- Quali sono gli obiettivi auspicati per implementare, in futuro, il progetto?

La rete di medici formata nell'ambito del progetto Menarini-Telefono Azzurro, dopo la prima fase (già terminata) del cosiddetto "train the trainers," a settembre sarà incrementata con i corsi territoriali, che sono in programma presso gli ospedali pediatrici italiani di riferimento e le strutture sanitarie di molte regioni. In futuro con i medici diventerà sempre più capillare, individuando sul territorio sempre più medici che sono punto di riferimento per gli altri colleghi e le famiglie che a loro si rivolgono. Essendo la prima rete al mondo farà da apripista ad altre esperienze simili, da creare per tutelare la crescita sana e serena dei nostri bambini.

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