«Dobbiamo sfuggire due tentazioni estreme e opposte: da una parte quella di una inutile e stupida tecnofobia, la fuga dall'innovazione, l'idea apocalittica che attribuisce alla Rete la colpa di tutti i mali della modernità e, dall'altra, la rinuncia rassegnata a contrastare le distorsioni del sistema, a ricercare una qualche regolazione dei processi globali che presiedono alla comunicazione elettronica e più in generale a vivere responsabilmente il nostro tempo». Queste le parole con cui il Garante per la protezione dei dati personali Antonello Soro ha aperto il suo intervento al convegno a Roma "Educare alla rete: l'alfabeto della nuova cittadinanza nella socetà digitale", svoltosi il 29 gennaio in occasione della Giornata europea della privacy.

«La questione è complessa», spiega Soro, «il bisogno di regolare la Rete per coniugare libertà e responsabilità nel più grande spazio pubblico del nostro tempo è tema che appassiona e divide le opinioni pubbliche in ogni parte del pianeta. E la disputa non riguarda solo il diritto di accesso a Internet ma, sempre più, la possibilità di riconoscere e tutelare i diritti fondamentali nello spazio digitale». E la risposta, sottolinea il Garante della privacy, «va trovata, auspicabilmente, in una dimensione sovranazionale». Per questo secondo il Garante è di estrema importanza la Risoluzione approvata nel novembre 2013 dall'Onu proprio sul tema della Privacy nell'era digitale con la quale si invitano gli Stati membri ad operare per prevenire le violazioni del "diritto umano alla privacy" e si sottolinea la necessità che nel mondo online i diritti debbano godere della identica tutela offerta loro nel mondo reale.

Nella stessa prospettiva, anche le Autorità garanti per la protezione dei dati del mondo, riunite nella 35esima Conferenza internazionale di Varsavia, hanno adottato una specifica Risoluzione proprio sulla promozione dell'educazione digitale. «In una società che compra e vende informazioni e fa diventare merce la stessa persona alla quale si riferiscono i dati» sottolinea Soro «la tutela della privacy diventa sempre più una questione di libertà. Tutti dobbiamo misurarci con le sfide di una complessa fase di transizione e per questo l'educazione della persona digitale (come una sorta di rinnovata educazione civica) deve essere rivolta a tutti i cittadini, agli operatori, agli utenti dello spazio digitale senza distinzione, appunto, di età o di ruoli».

Secondo Soro il cambiamento, infatti, non riguarda soltanto le nuove forme espressive e comunicative, «ma la stessa struttura della società nelle sue diverse articolazioni ed organizzazioni».

Per il Garante l'Agenda digitale in Italia ha imposto una «svolta indubbiamente positiva» con l'obiettivo di raggiungere «elevati livelli di efficienza, razionalizzazione ed economicità, prima di tutto nella pubblica amministrazione», ma «deve essere accompagnata da un quadro giuridico di forti garanzie».

«Educazione digitale significa, dunque, anche rendere consapevoli gli operatori che sono impegnati nei progetti ambiziosi di modernizzazione digitale dell'Italia: devono sapere che l'attuazione degli obiettivi si realizza coniugando rigorosi ed elevati standard di sicurezza, qualità e integrità delle diverse banche dati e dei sistemi».

«Anche le imprese e gli operatori privati», ricorda il Garante, «devono sentirsi impegnati ed essere coinvolti in questa sfida» e infatti «proponiamo questo percorso come un progetto unificante, inclusivo, capace di coinvolgere diverse generazioni e interessi, un programma di nuova alfabetizzazione per il diritto di cittadinanza nella società digitale. L'Autorità di protezione dei dati può rappresentare in questa cornice una frontiera avanzata ed un collaudato punto di incontro dove è possibile ricercare, con tutti gli interlocutori, una sintesi tra efficienza, progresso, rispetto dei diritti e del valore delle persone».

Il Garante ha toccato anche il tema del rapporto tra i giovani e la Rete. «Occorre invertire la rotta ed evitare che i giovani siano sfruttati e percepiti soltanto come consumatori passivi di tecnologia, incoraggiandoli a comprendere i principi fondamentali e, soprattutto, i rischi sempre più invisibili che si corrono» ha sottolineato Soro, «che pure conoscono alla perfezione i meccanismi e la forza del web e delle innovazioni, non sanno ancora valutare appieno le conseguenze delle proprie azioni: e questo li rende particolarmente vulnerabili».

«Bisogna convincere i ragazzi che si muovono a volte in modo compulsivo tra il mondo digitale e quello reale, che la vita vera è ovunque: in Rete e fuori dalla Rete. L'illusorio anonimato che Internet sembra garantire, attraverso ad esempio l'utilizzo di nickname o profili falsi, spesso consente di ledere e calpestare senza rispetto i dati sensibili, rubare identità, demolire psicologicamente, con comportamenti aggressivi, i compagni. Molestie, minacce, diffamazione, gravi fattispecie sanzionate dal codice penale, non perdono certo di significato se realizzate nel web».

«Così come non lasciamo cartelli per avvertire i ladri dell'assenza da casa», ha spiegato Soro «allo stesso modo dovremmo imparare ad evitare di lasciare minuziosi dettagli sui nostri spostamenti sui social network, così come ci hanno insegnato a non dare confidenza agli sconosciuti, egualmente dovremmo evitare di inserire i dettagli delle nostre vite, soprattutto se intimi, su Internet». «Dal canto loro», ha concluso Soro, «gli educatori ed i formatori devono essere aiutati a colmare il deficit di conoscenza dei nuovi fenomeni e strumenti comunicativi. Anche per questo motivo tutti gli attori istituzionali, il governo, il Parlamento ma anche il servizio pubblico radiotelevisivo, sono chiamati ad una nuova missione».