L'ultimo drammatico caso, quello del suicidio della ragazzina di 14 anni di Venaria che la scorsa domenica, pare in seguito ad insulti ricevuti via social network, si è gettata nel vuoto togliendosi la vita, tiene alto l'allarme e il dibattito sul tema del cyberbullismo, e dunque sulla necessità di educare i nostri adolescenti e ragazzi a un uso consapevole della rete e alle relazioni tra pari.

Secondo quanto riportano le agenzie di stampa, e come scrive Repubblica, la ragazzina pare avesse ricevuto diversi commenti offensivi inviati sulla sua pagina su Ask.fm («Sei bruttissima, ma quanti anni hai? Ne dimostri 10», scriveva per esempio sul suo profilo Ask.fm un anonimo), che potrebbero aver aggravato il suo disagio.

Senza voler innescare la solita caccia alle streghe, che scatta sempre (e troppo tardi) in questi casi, è sicuramente da sottolineare come il mondo dei social network sia sempre un più un terreno in cui i ragazzi vivono esperienze - che sfuggono alle logiche consolidate dei rapporti tra persone, e che rientrano nei "normali" terreni educativi. Per questo, è necessario e sempre più urgente che gli adulti entrino in questi mondi, imparino a relazionarsi con i ragazzi su questi temi. Anche imparando a conoscere gli strumenti su cui si sviluppano queste relazioni.

Mentre il mondo parla e straparla di Facebook e Twitter, infatti, i casi - anche drammatici - più recenti hanno portato alla luce un altro social network, Ask.fm, che seconso una ricerca presentata proprio in questi giorni da Link Lab, il Laboratorio di Ricerca Socio Economica della Link Campus University, è utilizzato dal 14% dei ragazzi, quasi quanto il molto più celebre Twitter (19,7%). E, nel 10% dei casi, è utilizzato proprio per offendere un coetaneo.