Bullismo: per fermare la violenza, rompiamo la solitudine

In forte crescita i casi di bullismo tra adolescenti. Un fenomeno che gli adulti sottovalutano, con conseguenze sempre più gravi. Per questo Telefono Azzurro lancia l’allarme. E mette in campo strumenti di ascolto e di prevenzione.

Che la situazione sia drammatica, ormai, più che le statistiche, lo dice la cronaca. Non passa giorno senza che sui giornali vengano raccontati casi, spesso molto drammatici, di bullismo. Molestie verbali, aggressioni fisiche, minacce e forme di persecuzione ripetute che coinvolgono ogni giorno decine di migliaia di adolescenti (ulteriore campanello d’allarme: l’età delle vittime, e anche quella dei bulli, è sempre più bassa…).

Ma l’aspetto più violento del bullismo consiste forse proprio nel fatto che si tratta di un “male invisibile”. L’adolescente vittima di bullismo tende a vivere la propria condizione di disagio in assoluta solitudine - per vergogna o per la paura di ulteriori ritorsioni - che lo porta a escludere da un confronto e da una richiesta di aiuto sia i genitori che gli insegnanti, come qualsiasi altro adulto-educatore. Solitudine ancora più accentuata, e che porta a conseguenze ancora più devastanti, da quella che è la nuova e più grave forma di bullismo, ormai diffusissima, che passa attraverso la rete web e i social network un moltiplicatore di violenza di fronte al quale le vittime non han-no strumenti per difendersi. Così è spesso proprio la porta chiusa della cameretta la barriera più grande che impedisce di affrontare il problema. Dentro, l’adolescente in preda alle sue angosce e paure, all’esterno genitori spesso inconsapevoli del dramma che si sta consumando. “Sono cose da ragazzi”, è il giudizio più frequente, e si passa oltre.

«Nel caso del bullismo la cosa più importante, da parte degli adulti, è non sottovalutare il problema ed agire tempestivamente. Perché le conseguenze del fenomeno sul piano psicologico, sia a breve che a lungo termine, possono essere anche molto gravi. E spesso si manifestano dopo anni, non solo per le vittime, ma anche per coloro che si comportano da bulli, spiega Barbara Forresi, del Centro Studi di Telefono Azzurro.

 

Il secondo problema, continua Forresi, è che «anche quando la condizione di disagio e di violenza viene a galla, difficilmente gli adulti hanno gli strumenti e la preparazione per valutare la delicatezza o la gravità della situazione, e per intervenire in modo corretto. Questo è evidente soprattutto quando ci si trova di fronte a casi di cyberbullismo: è un mondo che gli adulti non conoscono. Poi, un ulteriore problema è dato dal fatto che, su questo tema, genitori e insegnanti raramente riescono a fare fronte comune, e si arroccano su posizioni che non portano a una soluzione.

Ecco perché Telefono Azzurro da anni affronta questo ambito su un doppio fronte. Da una parte, mettendo a disposizione canali sicuri d’ascolto, per intercettare i fenomeni in corso: linee telefoniche e chat di dialogo, spazi insomma che consentano agli adolescenti di far scattare un campanello di allarme, di raccontare il proprio dramma e rompere quella gabbia di solitudine che li soffoca. In secondo luogo, Telefono Azzurro opera in network con le altre agenzie educative sul fronte della prevenzione: portando il tema nelle scuole, stimolando il confronto tra i ragazzi, coinvolgendo i genitori e gli insegnanti stessi in un percorso di consapevolezza. L’obiettivo è anche quello diffondere una sensibilità e una cultura più ampia su questo problema, farlo uscire dall’anonimato per far sentire i ragazzi meno soli, per fargli capire che qualcuno li ascolta. Prima che sia troppo tardi…